Supplément au débat : Actualité sémiotique de l’actualité

Dall’infosfera all’atmosfera : regimi dell’informazione di guerra

Giorgio Grignaffini

Università IULM, Milano

Acta Semiotica, VI, 10, 2026
DOI: 10.23925/2763-700X.2026n10.77281
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Introduzione

 

In un precedente contributo dedicato al rapporto tra attualità e quotidiano abbiamo cercato di mostrare come la progressiva diffusione di dispositivi di comunicazione personali e ubiqui abbia modificato in profondità i modi di accesso dei soggetti all’informazione, ridisegnando le relazioni spaziali, temporali e attoriali che strutturavano tradizionalmente i regimi informativi del presente1. Attraverso una lettura aspettuale, è stato possibile mettere in luce come le distanze che separano il regime dell’attualità da quello del quotidiano tendano oggi a collassare, dando luogo a una configurazione tecno-sociale in cui ciò che accade a livello macrosociale entra sempre più facilmente a far parte dell’esperienza ordinaria.

1 G. Grignaffini, “Attualità e quotidiano : un rapporto in evoluzione”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024.

Questo articolo2 si colloca in continuità con tale riflessione, ma ne sposta il baricentro analitico verso gli effetti sensibili ed estesici di questa trasformazione. In particolare, l’ipotesi che qui si intende esplorare è che lo schiacciamento dell’attualità sul quotidiano non produca soltanto una ristrutturazione dei flussi informativi e delle pratiche di fruizione, ma contribuisca alla costituzione di uno sfondo percettivo diffuso, una sorta di atmosfera che orienta conoscenza e interazione sociale. Quando l’oggetto privilegiato dell’informazione è la guerra, questa dinamica assume un rilievo particolare. Il conflitto armato, pur rimanendo geograficamente distante dall’esperienza diretta di gran parte dei soggetti, tende a presentarsi come una presenza costante, un ambiente sensibile che pervade il quotidiano prima ancora di essere tematizzato come notizia.

2 Una versione parziale di questo articolo è stata presentata dall’autore durante il convegno “Atmospheres of War”, tenutosi all’Università di Reggio Emilia il 19 maggio 2025.

In questa prospettiva, il passaggio dall’infosfera (la dimensione informativa che pervade la modernità grazie alla struttura socio-tecnologica dei mass media) all’atmosfera (nel senso fenomenologico che approfondiremo in seguito) non va inteso come un semplice incremento quantitativo dell’esposizione informativa, ma come una trasformazione qualitativa del regime di senso, in cui la dimensione estesica e il contagio sensibile giocano un ruolo centrale. È a partire da questa cornice che l’articolo si propone di interrogare, in dialogo con la riflessione fenomenologica sulle atmosfere e con la semiotica dell’estesia e dei regimi di interazione, le modalità attraverso cui l’informazione bellica contemporanea contribuisce a produrre una quotidianizzazione atmosferica della guerra, rendendo il conflitto percepibile come sfondo prima ancora che come evento.

 

1. Fenomenologia delle atmosfere e semiotica dell’estesia

La nozione di atmosfera emerge nel primo Novecento sotto la nozione di Stimmung. In Husserl essa designa una tonalità affettiva che precede e orienta la percezione, mentre in Heidegger assume un ruolo ancora più radicale, configurandosi come modalità originaria di apertura del mondo : non una semplice emozione interiore, ma il “come” in cui le cose si danno e ci toccano prima di ogni tematizzazione.

 

Più recentemente, la stessa nozione ha conosciuto, in ambito filosofico e in particolare fenomenologico, un rinnovato interesse negli ultimi due decenni, soprattutto grazie ai lavori di Hermann Schmitz e Gernot Böhme3. In questo filone di ricerca l’atmosfera viene pensata come una dimensione percettiva primaria, capace di influenzare non soltanto la percezione sensibile, ma più in generale l’agire umano, tanto a livello individuale quanto collettivo. Il concetto, pur mantenendo una certa fluidità definitoria, consente di descrivere una modalità di esperienza del mondo in cui la qualità emotiva e affettiva delle situazioni precede e orienta il riconoscimento di oggetti e proprietà, configurandosi come un “prius qualitativo-sentimentale, spazialmente effuso, del nostro incontro sensibile con il mondo”4.

3 H. Schmitz, Situationen und Atmosphären. Zur Ästhetik und Ontologie bei Gernot Böhme, in M. Hauskeller, C. Rehmann-Sutter e G. Schiemann (eds.), Naturerkenntnis und Natursein, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1998. G. Böhme, L’atmosfera come concetto fondamentale di una nuova estetica, Rivista di estetica, XLVI, 33, 2006 (Atmosfere).

4 T. Griffero, Atmosferologia. Estetica degli spazi emozionali, Roma, Mimesis, 2017, p. 11.

Nella prospettiva neofenomenologica, l’atmosfera non è né una proprietà oggettiva né uno stato soggettivo interno, ma una relazione che si diffonde nello spazio vissuto, investendo il corpo proprio e le sue soglie sinestesiche. Essa si manifesta come una salienza diffusa che totalizza lo sfondo percettivo e precede l’analisi riflessiva.

 

La semiotica strutturale, tanto greimasiana quanto post-greimasiana, ha affrontato questa dimensione a partire dalle relazioni tra Soggetto e Oggetto, riconoscendo progressivamente il ruolo centrale della sensibilità e dell’estesia nei processi di significazione. In questo senso, l’atmosfera può essere intesa come una precondizione della semiosi : uno sfondo non neutro, corporeamente sentito, dal quale emergono le differenze significanti. Questo filone di studi è stato inaugurato da Greimas con De l’Imperfection ponendo al centro la relazione sensibile tra Soggetto e Oggetto, antecedente rispetto a ogni articolazione strutturata del senso5.

5 Cfr. A.J. Greimas, De l’imperfection, Périgueux, Fanlac, 1987.

In questa prospettiva, assumono una particolare rilevanza euristica categorie come l’aspettualizzazione — intesa come il modo in cui l’oggetto del discorso viene temporalizzato, spazializzato e sentito dal Soggetto — e i regimi di significazione che coinvolgono direttamente il corpo proprio e le modalità di interazione sensibile con il mondo, come nel caso del ‘contagio’ (in senso semiotico6).

6 Cfr. E. Landowski, “En deçà ou au-delà des stratégies, la présence contagieuse”, Passions sans nom, Paris, P.U.F., 2004.

La tesi che qui si propone, costruendo un ponte tra riflessione fenomenologica e semiotica e facendo in particolare riferimento all’opposizione formulata da Landowski tra regime dell’attualità e regime del quotidiano7, è che l’affermarsi di tecnologie personali e ubiquitarie abbia profondamente trasformato il modo in cui l’individuo si relaziona al proprio ambiente. La configurazione tecno-sociale che possiamo definire infosfera — caratterizzata da flussi continui di informazione, reperibilità permanente e micro-retroazioni interattive — ha di fatto prodotto un collasso tra i regimi informativi dell’attualità e del quotidiano, fondendoli in un unico ambiente che assume le caratteristiche di un’atmosfera. In questo contesto, il riemergere dei conflitti armati su scala globale ha favorito l’instaurarsi di un regime estesico di quotidianizzazione della guerra, in cui il conflitto viene percepito come ambiente prima ancora che compreso come notizia.

7 “Suivre l’actualité, pourquoi ? Sens et insignifiance d’une pratique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024.

2. Aspettualizzazione, infosfera e regimi di interazione

In determinate condizioni storiche e socio-tecnologiche, ciò che ordinariamente costituisce uno sfondo percettivo può arrivare a saturare l’esperienza, trasformandosi in un vero e proprio regime di conoscenza estesica, in grado di influenzare non solo la conoscenza ma anche le relazioni intersoggettive. L’attuale configurazione dell’infosfera, caratterizzata da una circolazione ininterrotta di contenuti e da un accesso permanente all’informazione, favorisce proprio questo tipo di dinamica e, come vedremo, la nozione di aspettualizzazione si rivela particolarmente utile per descrivere il modo in cui il Soggetto si rapporta agli eventi in un simile contesto. Essa può essere vista in azione a livello temporale, spaziale e attoriale.

Sul piano temporale, la dissoluzione dei palinsesti e degli appuntamenti ritualizzati dei media tradizionali produce una presentificazione continua degli eventi, in cui la collocazione cronologica perde rilevanza a vantaggio di una presenza costante. Sul piano spaziale, la distanza geografica viene neutralizzata da una percezione di prossimità, mentre sul piano attoriale si assiste a una progressiva reversibilità dei ruoli tra informatori e informati.

 

3. Atmosfere di guerra

A partire dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’infosfera appare attraversata da una crescente dominante atmosferica di guerra. Non si tratta semplicemente di una maggiore presenza del tema bellico nell’agenda mediale, ma della costituzione di uno sfondo diffuso che pervade discorsi e pratiche sociali, imprimendo una tonalità conflittuale all’esperienza quotidiana.

Seguendo la distinzione proposta da Landowski, questa dinamica può essere ricondotta alla progressiva sovrapposizione tra regime dell’attualità e regime del quotidiano. Se in passato il regime dell’attualità era mediato da apparati informativi strutturati e temporalmente scanditi, mentre quello del quotidiano si fondava su interazioni di prossimità e su routine informali, oggi come abbiamo visto queste due dimensioni tendono a collassare, in particolare grazie ai social network accessibili dai dispositivi mobili. La guerra, pur rimanendo geograficamente distante per gran parte della popolazione occidentale, entra così a far parte dell’esperienza quotidiana attraverso una esposizione continua e ubiqua.

In questo contesto, la diffusione del senso avviene sempre meno attraverso processi argomentativi e sempre più tramite un regime di contagio sensibile che nasce proprio da un’esposizione reiterata a immagini, suoni e frammenti informativi : si produce uno stato d’animo collettivo che viene continuamente sollecitato e attivato proprio grazie alla presenza dei dispositivi mobili che diventano una sorta di protesi cognitiva ma soprattutto sensoriale per i soggetti. Come sottolinea Landowski, il contagio si distingue dalla persuasione cognitiva perché opera a livello estesico, attraverso il “far sentire” piuttosto che il “far credere” : quello che si produce quindi attraverso la diffusione ripetuta di immagini e notizie semanticamente ridondanti è più che un effetto manipolatorio in termini tradizionali. Da un lato, nell’infosfera dominata dai mass media tradizionali opera un regime ben conosciuto di manipolazione : gli enti informativi cercano di diffondere una certa visione del mondo trasmettendo contenuti retoricamente e argomentativamente finalizzati ad un “far credere” al pubblico. Nell’infosfera contemporanea, invece, si fa un passo avanti verso una progressiva affermazione di un regime di contagio dovuto proprio alla possibilità di accedere, per così dire per contatto, senza mediazioni al contenuto della notizia, in diretta e in presenza.

 

4. Aspettualizzazione dei contenuti bellici nei social media

Un’analisi aspettuale del regime informativo contemporaneo consente di chiarire in modo più preciso i meccanismi attraverso cui si genera e si sedimenta una percezione atmosferica di guerra. È soprattutto sul piano temporale che le trasformazioni introdotte dai social media risultano evidenti. La dissoluzione dei palinsesti e degli appuntamenti ritualizzati propri dei media tradizionali produce una presentificazione continua degli eventi bellici, in cui la collocazione cronologica perde progressivamente rilevanza a vantaggio di una presenza costante e potenzialmente illimitata.

 

In questo senso, le categorie temporali individuate da Eviatar Zerubavel — successione, durata, collocazione temporale e frequenza della ricorrenza — risultano profondamente ristrutturate8. Nei media tradizionali tali parametri contribuivano a organizzare l’offerta informativa e a creare una domanda temporalmente situata, scandita da momenti riconoscibili e da una chiara distinzione tra ciò che accade “ora” e ciò che è già passato. Nei social media, al contrario, la frequenza tende a trasformarsi in reiterazione potenzialmente infinita, la durata si dilata fino a perdere contorni definiti e la collocazione temporale degli eventi diventa secondaria rispetto alla loro continua riattualizzazione nel flusso. Nel caso specifico della guerra, la tradizionale articolazione dell’evento bellico in eventi delimitabili spazio-temporalmente come attacchi, ritirate, battaglie, assedi, sfondamenti, perdono via via rilevanza. Essi sono infatti sostituiti dalla diffusione di segmenti informativi che nel momento in cui ci fanno assistere in una sorta di diretta agli eventi, li decontestualizzano.

8 E. Zerubavel, Hidden Rhythms. Schedules and Calendars in Social Life, Berkeley, University of California Press, 1985.

Questa trasformazione può essere descritta, sul piano semiotico, come uno schiacciamento degli aspetti di discontinuità su una continuità perenne. La dialettica continuità / discontinuità, centrale tanto per la dimensione temporale quanto per quella spaziale, può essere efficacemente modellizzata attraverso il quadrato semiotico. Nei regimi informativi classici, la discontinuità — scandita da appuntamenti, soglie e cesure — fungeva da principio organizzatore dell’esperienza informativa, rendendo l’evento distinguibile dallo sfondo. Nel regime attuale, invece, la continuità tende a imporsi come valore dominante, relegando la discontinuità a eccezione o a semplice variazione interna a un flusso ininterrotto.

Un’analoga dinamica si osserva sul piano spaziale. Alla localizzazione precisa degli eventi bellici, tipica del giornalismo tradizionale, si sostituisce una percezione di presenza “sul campo”, in cui il campo stesso perde i suoi confini geografici. Attraverso immagini instabili, mosse e spesso prive di contestualizzazione, i social media producono un effetto di prossimità che neutralizza la distanza, inscrivendo l’evento lontano in una continuità spaziale vissuta. Anche in questo caso, il quadrato semiotico continuità / discontinuità consente di descrivere il passaggio da uno spazio differenziato e articolato a uno spazio omogeneo e pervasivo.

Sul piano attoriale, infine, l’aspettualizzazione riguarda la trasformazione dei ruoli di informatore e informato. Nel sistema informativo classico, tale relazione era strutturalmente mediata e tendenzialmente disincarnata. Nei social media, invece, il contatto appare diretto, sebbene mediato dalle piattaforme, e caratterizzato da una retroazione immediata attraverso like, commenti e condivisioni. La reversibilità dei ruoli attoriali contribuisce a rafforzare il regime di contagio : l’atmosfera di guerra non viene soltanto percepita, ma si costruisce simultaneamente attraverso la partecipazione diffusa degli utenti.

Nel loro insieme, queste trasformazioni aspettuali concorrono a definire la continuità spazio-temporale come connotazione principale dell’atmosfera bellica contemporanea. La guerra non si presenta più come una sequenza di eventi eccezionali, separati e temporalmente situati, ma come uno sfondo sensibile permanente, un principio pervasivo e non rappresentazionale che accompagna e orienta l’esperienza quotidiana.

 

5. Qualche esempio tratto dalla guerra in Ucraina

Come abbiamo visto, nei social media spesso le immagini e i suoni degli eventi sono presentati come se avvenissero senza mediazioni, occultando, grazie alla dinamicità drammatica delle riprese, la presenza comunque di un enunciatore che non solo ha ripreso le immagini, ma le ha scelte, le ha montate, ha aggiunto spesso un commento sonoro, delle grafiche e le ha inserite all’interno di un dispositivo di comunicazione dotato di regole proprie.

Prendiamo ad esempio i post pubblicati su TikTok (ma presenti anche su altre piattaforme come Youtube o Instagram) da un soggetto che si chiama “Warleaks military”. La descrizione che lo accompagna recita così :

WarLeaks - Military Blog is an independent, educational and documentary military channel for military enthusiasts from all around the world ! Devoted to armed forces and military technologies this military archive brings you military videos on a regular basis !

Già la descrizione evidenzia testualmente la natura di soggetto indipendente : si tratta di enfatizzare una delle caratteristiche tipiche dei social media, cioè l’assenza (auto affermata, quindi non si sa quanto effettiva) di legami con i mezzi di comunicazione istituzionali. Il video (di seguito due fotogrammi, fig. 1 e 2) è realizzato presumibilmente con una mini videocamera (Gopro) installata sull’elmetto di un soldato Ucraino durante un raid dietro le linee nemiche. Le immagini e i suoni in presa diretta appaiono allo stesso tempo come iperrealistiche, “immergono” lo spettatore all’interno di un contesto di guerra adottando il punto di vista esatto del soldato che ha installato la videocamera sull’elmetto e facendo sentire i suoni dello scontro a fuoco senza commenti di alcun tipo. Allo stesso tempo ricordano in modo esatto il tipo di visualizzazione offerta dai videogiochi di guerra, creando un parallelismo con un’esperienza ludica che molti utilizzatori giovani e giovanissimi dei social media hanno sperimentato (fig. 3 e 4).

Immagine dal campo di battaglia pubblicata da @Warleaks_military su TikTok. Immagine dal campo di battaglia pubblicata da @Warleaks_military su TikTok.
Fig. 1 e 2. Immagini dal campo di battaglia : @Warleaks_military (fonte TikTok).
Videogioco Arma Reforger, esempio visivo per la comparazione con immagini di guerra. Videogioco Arma Reforger, esempio visivo per la comparazione con immagini di guerra.
Fig. 3 e 4. Videogioco “Arma Reforger”.

Il cortocircuito tra massima immersione nella realtà e esperienza videoludica rafforza la diffusione di un modo percettivo che privilegia la simulazione di una messa in contatto diretto del corpo dello spettatore, una sorta di presa estesica del soggetto rispetto al contenuto informativo. Da qui la conseguente creazione di un regime di contagio nell’accezione landowskiana, cioè un regime che

 

presuppone che alle distanze che le configurazioni precedenti mantenevano fra soggetto e oggetto nella programmazione, o fra interlocutori nella manipolazione (necessariamente separati dallo spazio nei quali transitano i messaggi persuasivi e i valori che essi si scambiano) si sostituisca un contatto diretto, più o meno immediato, fra corpi senzienti e corpi sentiti.9

9 E. Landowski, Rischiare nelle interazioni, Milano, Franco Angeli, 2005, p. 51.

Tra le conseguenze di questa progressiva sovrapposizione tra due modalità enunciative che dovrebbero essere invece ben distinte — la modalità della presenza diretta del soggetto nell’azione come nel caso delle immagini 1 e 2 e quella invece della simulazione di una presenza come nel caso del videogioco — porta con sé non solo il rischio di far sfumare la percezione della gravità di un’azione sul campo di battaglia rispetto a quella virtuale del gioco, ma anche quello di trasferire logiche e finalità ludiche all’interno del campo bellico e politico. Anzi, come fa osservare Louis Lapeyrie, nei recenti sviluppi della guerra tra USA e Iran sono gli stessi apparati militari statunitensi a produrre una comunicazione relativa alle operazioni belliche attraverso i linguaggi dei videogiochi, o addirittura mescolando immagini reali e rielaborazioni digitali, rendendo pressochè indistinguibili i due campi, il tutto ad uso e consumo di un pubblico, in particolare della parte politica vicina all’attuale presidente americano, cresciuto all’interno di una cultura forgiata dai videogame10.

10 L. Lapeyrie, “Guerre, gamification et Trump : la Maison-Blanche transforme la guerre en jeu vidéo”, Le Grand Continent, 7 mars 2026.

Restando alla rappresentazione dell’azione bellica realizzata attraverso le telecamere posizionate sugli elmetti dei soldati, si tratta di un regime informativo molto diverso da quello messo in opera dai media informativi tradizionali che invece seguono logiche non estesiche ma cognitive, fornendo ricostruzioni argomentate degli eventi, descrizioni visive strutturate sui canoni dell’immagine cinetelevisiva, con inquadrature prese da punti di vista non immersivi, a distanza e con i tagli classici (totali, campi medi ecc.). Come si può vedere da queste due immagini tratte da un servizio della testata internazionale “Euronews”, sempre dedicato alla guerra, anche le scritte sullo schermo sono didascaliche e il commento sonoro del giornalista descrive in modo chiaro quanto accaduto, sovrapponendo la propria voce narrante agli effetti sonori registrati sul campo (fig. 5 e 6).

Immagine Euronews relativa alla guerra in Ucraina. Immagine Euronews relativa alla guerra in Ucraina.
Fig. 5 e 6. Euronews.
 

6. Valorizzazioni timiche e assiologiche dell’iteratività

Se assumiamo la categoria timica classica (euforia / disforia / aforia), l’atmosfera di guerra generata dall’infosfera contemporanea appare quindi evidente come possa essere ricondotta a una tonalità univoca. È necessario distinguere tra :

— valorizzazione tematica (la guerra come contenuto oggettivamente drammatico, distruttivo, tragico) ;

— valorizzazione timica (il modo in cui tale contenuto viene affettivamente investito dal Soggetto) ;

— valorizzazione assiologica (la posizione che il contenuto-guerra assume nel sistema dei valori del soggetto o della collettività).

Nel regime informativo classico, l’evento bellico era inscritto nel regime dell’attualità retto come abbiamo visto da una struttura aspettuale basata sulla discontinuità : l’irruzione dell’evento interrompeva la routine, produceva uno scarto, una soglia. E questa discontinuità agiva all’interno di un sistema che poneva la distanza, spaziale, temporale e attoriale come elemento fondativo. Tale discontinuità favoriva una valorizzazione timica disforica intensa (shock, inquietudine, indignazione) e una valorizzazione assiologica forte (condanna, presa di posizione, mobilitazione).

Nel nuovo regime informativo in cui attualità e quotidiano collassano in una prossimità spazio-temporale, al contrario, l’evento non è più cesura ma variazione interna a un flusso. Questa trasformazione aspettuale ha conseguenze dirette sul piano timico profondo.

L’eccesso di reiterazione produce infatti da un lato un fenomeno di desemantizzazione parziale dell’eccezionalità : ciò che dovrebbe essere straordinario diventa ordinario, l’intensità patemica si attenua per saturazione, perdendo gradualmente la sua carica differenziale.

Si produce così uno slittamento da un regime disforico in cui l’evento traumatico supera la soglia di accettabilità a una forma di aforia dovuta all’iterazione che porta presto a saturazione. Ad agire in questo senso è sia la riconfigurazione aspettuale che abbiamo descritto all’opera nell’infosfera con la perdita di punti di riferimento istituzionali (i mass media tradizionali e le routine che essi producono), sostituiti da un flusso ininterrotto di immagini che, come abbiamo visto negli esempi precedenti, anche se prodotti in maniere molto diverse e per diversi mezzi di comunicazione, finiscono per assomigliarsi tutte. Immagini girate da operatori / soldati che “indossano” le telecamere, immagini realizzate artificialmente da videogiochi, immagini riprese da cameramen tradizionali, diffuse a ciclo continuo su tutti i dispositivi, si confondono sia per contenuto che per modalità di ripresa.

 

Conclusioni

La conseguenza di questa trasformazione di regimi informativi da un punto di vista assiologico, è l’indebolimento dell’assunzione di un punto di vista etico : la guerra continua a essere riconosciuta come male, ma tale riconoscimento non si traduce necessariamente in un orientamento pragmatico o in una presa di posizione. L’atmosfera si stabilizza come sfondo, non come problema.

Infatti, nel regime dell’iteratività continua, della sovrapposizione di attualità e quotidiano l’evento bellico viene progressivamente :

1) desoggettivato, perché inserito in un flusso anonimo e seriale ;

2) decontestualizzato, perché frammentato in segmenti brevi, ripetibili, intercambiabili ;

3) riattualizzato senza progressione, perché ogni nuovo frammento non produce avanzamento narrativo ma una semplice ripetizione.

L’intero processo si presenta in questi termini :

— fase 1 : alta intensità disforica (evento eccezionale) ;

— fase 2 : reiterazione e saturazione ;

— fase 3 : attenuazione differenziale → aforizzazione → indifferenza relativa.

 

Il contagio atmosferico quindi non scompare, ma muta di segno, passando da una tonalità disforica a una tonalità aforica. Questi tre momenti avvengono sempre più velocemente grazie alla rapidità su cui è impostato il sistema mediale rendendo sempre più difficile la rielaborazione cognitiva delle informazioni e un loro assestamento in un sistema valoriale : quello che rimane è una sollecitazione passionale continua che perde via via valore e diventa assuefazione. È su questa tensione tra immersione e distanza, tra presa e lettura, che si gioca una delle sfide centrali dei regimi informativi contemporanei e di conseguenza la possibilità o meno da parte dei cittadini / spettatori di mantenere uno sguardo vigile e un’attitudine critica nei confronti di quanto accade. In questa prospettiva, il sistema informativo contemporaneo non solo diffonde il “virus” dell’inquietudine, ma produce simultaneamente il suo “vaccino”11 : la ripetizione stessa neutralizza l’effetto traumatico.

11 Ringrazio per questa idea Eric Landowski.

Bibliografia

Böhme, Gernot, “L’atmosfera come concetto fondamentale di una nuova estetica”, tr. di Tonino Griffero, in Tonino Griffero e Antonio Somaini (a cura di), Rivista di estetica, XLVI, 33, Atmosfere, 2006.

Greimas, Algirdas J., De l’Imperfection, Périgueux, Fanlac, 1987.

Griffero, Tonino, Atmosferologia. Estetica degli spazi emozionali, Roma-Bari, Laterza, 2010.

Grignaffini, Giorgio, “Attualità e quotidiano : un rapporto in evoluzione”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024.

Landowski, Eric, Rischiare nelle interazioni (2005), Milano, Franco Angeli, 2010.

— “Pour une sémiotique sensible”, Passions sans nom. Essais de socio-sémiotique III, Paris, P.U.F., 2004.

— “Suivre l’actualité, pourquoi ? Sens et insignifiance d’une pratique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024.

Lapeyrie, Louis, “Guerre, gamification et Trump : la Maison-Blanche transforme la guerre en jeu vidéo”, Le Grand Continent, 7 mars 2026, .

Schmitz, Hermann, “Situationen und Atmosphären. Zur Ästhetik und Ontologie bei Gernot Böhme”, in Michael Hauskeller, Christoph Rehmann-Sutter e Gregor Schiemann (eds.), Naturerkenntnis und Natursein. Für Gernot Böhme, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1998.

Zerubavel, Eviatar, Hidden Rhythms. Schedules and Calendars in Social Life, Chicago, University of Chicago Press, 1981.


Résumé : Cet article analyse la manière dont l’infosphère contemporaine transforme la perception et l’expérience sociale de la guerre. En mobilisant la phénoménologie des atmosphères et la sémiotique de l’esthésie, il montre que la circulation ubiquitaire de contenus informationnels produit une « atmosphère » quotidienne de conflit. En particulier, dans les médias sociaux, la répétition continue d’images et de fragments narratifs modifie l’aspectualisation des événements guerriers et en atténue progressivement l’intensité pathémique. La guerre tend ainsi à se stabiliser comme un arrière-plan sensible permanent plutôt que comme un événement exceptionnel.

Mots clefs : aspectualisation, atmosphère (médiatique), contagion sémiotique, infosphère, itérativité.

Resumo : O artigo analisa como a infosfera contemporânea transforma a percepção e a experiência social da guerra. Em diálogo com a fenomenologia das atmosferas e a semiótica da estesia, o estudo mostra que a circulação ubíqua de conteúdos informativos produz uma quotidianização atmosférica do conflito. Em particular nas redes sociais, a repetição contínua de imagens e fragmentos narrativos modifica a aspectualização dos acontecimentos bélicos, atenuando gradualmente a sua intensidade patémica. Assim, a guerra tende a estabilizar-se como um fundo sensível permanente, mais do que como um evento excepcional.

Abstract : The article examines how the contemporary infosphere transforms the perception and social experience of war. Drawing on phenomenology of atmospheres and semiotics of aesthesis, it argues that the ubiquitous circulation of information transforms conflict in an everyday atmosphere. Especially in social media environments, the continuous repetition of images and narrative fragments reshapes the aspectualisation of war events, gradually attenuating their emotional intensity. As a result, war increasingly stabilises as a diffuse sensory background rather than as an exceptional event.

Riassunto : L’articolo analizza come l’infosfera contemporanea trasformi il modo in cui la guerra viene percepita e vissuta socialmente. Attraverso il dialogo tra fenomenologia delle atmosfere e semiotica dell’estesia, il contributo mostra come la diffusione ubiqua di contenuti informativi produca una quotidianizzazione atmosferica del conflitto. In particolare, nei social media la reiterazione continua di immagini e frammenti narrativi modifica l’aspettualizzazione degli eventi bellici, attenuandone progressivamente l’intensità patemica. La guerra tende così a stabilizzarsi come sfondo sensibile permanente più che come evento eccezionale.

Auteurs cités : Gernot Böhme, Algirdas J. Greimas, Tonino Griffero, Martin Heidegger, Edmund Husserl, Eric Landowski, Hermann Schmitz, Antonio Somaini, Eviatar Zerubavel.

Plan

 

Introduzione

 

1. Fenomenologia delle atmosfere e semiotica dell’estesia

 

2. Aspettualizzazione, infosfera e regimi di interazione

 

3. Atmosfere di guerra

 

4. Aspettualizzazione dei contenuti bellici nei social media

 

5. Qualche esempio tratto dalla guerra in Ucraina

 

6. Valorizzazioni timiche e assiologiche dell’iteratività

 

Conclusioni

Recebido em 10-03-26

Aceito em 10-04-26

 

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