Supplément au débat : Actualité sémiotique de l’actualité ?
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La crisi del credibile : seguire l’attualità nel nuovo medioevo comunicativo Pierluigi Cervelli Università di Roma La Sapienza Acta Semiotica, VI, 10, 2026
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Quale attualità ? Due modi di situarsi nel flusso delle informazioniIl tema affrontato dal dossier “Suivre l’actualité — pourquoi ?” si muove da un’ipotesi analitica inusuale e stimolante : l’ipotesi che seguire l’attualità sia una pratica e che quindi possa esserci uno scarto costitutivo fra la dimensione testuale e mediatica di emissione e trasmissione dell’attualità e le nostre pratiche di ricezione e costruzione di senso nella vita quotidiana. Indagare cosa significa seguire l’attualità vuol dire inserirsi in questo scarto, renderlo praticabile per la riflessione semiotica, ossia interrogarsi “sur ses conditions d’exercice, sur les dispositifs qui l’encadrent, sur ce qu’elle présuppose et ce qu’elle implique” 1. Qui mi occuperò della comunicazione ordinaria, indagando la relazione e la differenza fra significato testuale e pratiche sociosemiotiche di interazione fra e con i media. Piuttosto che su oggetti comunicativi specifici, dunque, propongo l’ipotesi che “seguire l’attualità” significa misurare costantemente la distanza fra i messaggi ricevuti e la vita quotidiana in cui si inseriscono. Non si tratta dunque di riflettere sugli effetti sociali dei media, ma sulle procedure quotidiane del nostro situarci rispetto al divenire della realtà sociale nel momento stesso del suo accadere. 1 E. Landowski, “Suivre l’actualité, pourquoi ? Sens et insignificance d’une pratique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. 2 E. Bertin, “Du fil au fragment. Crise de régime médiatique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. 5 O. Calabrese, Ladri di virgolette, Palermo, Edizioni Museo Pasqualino, 2025. 6 A. Kharbouch, “Actualité et dire vrai”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. 10 Cfr. E. Pulcini, Giornalismo su internet, Roma, Castelvecchi, 1997. 13 U. Eco, Dall’albero al labirinto. Studi di semiotica medievale, Milano, Bompiani, 2007. 1. Il focolare in frantumi : la frammentazione dell’attualitàOccorre notare uno scarto netto ormai esistente fra almeno due modalità di seguire l’attualità nel quotidiano : quella attraverso i media generalisti tradizionali e quella attraverso i social media. Questa duplicità, in cui l’informazione online sembra comunque aver preso il sopravvento, è stata già ben messa in luce da Eric Bertin 2. Da alcuni anni mi confronto con i miei studenti, che si informano in maggioranza attraverso programmi di informazione visibili su Youtube, sulla nostra modalità e capacità di seguire l’attualità, e mi sono reso conto di non essere più così sicuro di sapere così bene cosa sia l’attualità ma soprattutto di non sapere più con certezza come raggiungerla. Informarmi ha finora implicato per me l’esistenza di una norma implicita (nel senso di Coseriu, luogo degli apprezzamenti collettivi) : occorre documentarsi su media che trasmettono nella forma da uno a molti, secondo modalità tecniche e linguistiche stabili e riconoscibili, anche se mi ritrovo a osservare in modo più o meno compulsivo una serie di quotidiani italiani e internazionali online, in molti momenti della giornata. I miei studenti praticano invece una diversa modalità ormai prevalente, almeno in alcuni paesi occidentali e in alcune fasce di età, ossia quella di seguire l’attualità esclusivamente attraverso i canali social e le piattaforme online, di non seguire media generalisti, non comprando mai un quotidiano né cartaceo né online. Per loro vige una norma diversa : seguire l’attualità è osservare uno schermo o seguire più schermi insieme, come nella navigazione in Internet, mentre per me si tratta del contrario : ritrovare nella comunicazione online le forme tradizionali del giornale o della televisione. Queste diverse modalità configurano forme dell’attualità molto diverse. L’accesso all’attualità dipende dall’immagine dell’attualità che abbiamo, e questa dipende dall’immagine che abbiamo di noi, ma questa immagine si costruisce attraverso un’interazione fra i media e fra noi e i media. Si tratta cioè di una “attualità riflessa”, potremmo dire parafrasando Landowski, costruita sulla base di quello che gli altri pensano sia l’attualità — è il caso del virale nella comunicazione social — e che ognuno di noi può ormai costruire in base all’esposizione a forme di trasmissione dell’informazione molto diversificate. Ai poli dell’opposizione, la comunicazione generalista tradizionale si basa su un rapporto unidirezionale da uno a molti, mentre quella praticata dai miei studenti è basata, almeno teoricamente, sull’emissione da tutti a tutti. La moltiplicazione degli schermi non è la causa (come si potrebbe pensare in una visione tecnofila) ma a mio parere una conseguenza, o un sintomo, di una trasformazione profonda delle forme di interazione fra media e pubblico e conseguentemente delle forme di credibilità della notizia per un destinatario. Come definire questa variabilità ? Se le pratiche di fruizione dell’attualità oscillano fra i poli che abbiamo descritto, si potrebbe ipotizzare che essi costituiscano delle manifestazioni di termini complessi che credo si possano modellizzare rielaborando l’opposizione fra programmazione e caso proposta da E. Landowski nel quadro della semiotica delle interazioni. Il punto di partenza può essere l’opposizione categoriale fra una programmazione dell’attualità (sua selezione e gerarchizzazione da parte dei media tradizionali 3) e una sua “irruzione” da tutti i punti di vista sui media sociali, frammentaria e apparentemente casuale. Nel primo caso si programma l’incertezza : l’imprevedibilità delle notizie di attualità si lega al massimo della regolarità di emissione, almeno nel formato standard dei media generalisti e di solito pubblici (il cui palinsesto si definisce del resto in molte lingue fra cui l’italiano con lo stesso termine, programmazione, e si basa sul fatto che c’è una organizzazione sintagmatica e paradigmatica delle notizie, un palinsesto, un flusso organizzato in cui i singoli programmi organizzano anche l’imprevedibilità, come per esempio la diretta televisiva). Nel secondo caso la molteplicità, fino alla frammentazione, diventa regola. Questa modalità è stata perfettamente descritta da Bertin nel dossier precedente di Acta Semiotica : Sur un même fil d’actualité se trouvent juxtaposés, sans distinction ni hiérarchie autre que l’ordre algorithmique qui les sélectionnent, des énoncés multimodaux qui sont hétérogènes : vidéos d’utilisateurs, bandes annonces de films, contenus sponsorisés d’influenceurs, segments d’une séquence d’information produits par un média et remédiés sur une plateforme sociale. Cette succession hétérogène consacre la circulation de fragments décontextualisés comme régime médiatique dominant.4 Seguire l’attualità si traduce così in una attività disseminata nel corso del giorno, continua ma non sequenziale, basata sull’enunciazione più che sull’enunciato: sull’io-qui-ora dell’accesso al più recente momento di emissione della comunicazione o della sua tematizzazione attraverso i trend in voga sui media sociali, intesi come noi-qui-ora collettivo, selezionati prescindendo completamente dai contenuti sulla base di puri criteri quantitativi. Si tratta di una prevalenza del momento e del soggetto dell’enunciazione sull’enunciato, dovuto al carattere effimero e alla frammentazione dei messaggi stessi che appaiono sui social, presentati senza ordine interno se non cronologico, e che possono anche citare altri frammenti (messaggi o parti di essi) senza riportare le fonti, risultando costitutivamente ambigui e polisemici se non collegati tematicamente attraverso alcune parole chiave (si pensi a Twitter). Nel primo caso l’accento è posto sulla continuità di emissione che mette in ordine le discontinuità costitutive dell’attualità, e nel secondo caso su una discontinuità che è in qualche modo normalizzata : senza istanza di gerarchizzazione delle notizie trascendente rispetto ai soggetti che comunicano, si definiscono gerarchie momentanee e fluttuanti di informazione sulla base dell’emersione 3 Cfr. A. M. Lorusso e P. Violi, Semiotica del testo giornalistico, Roma-Bari, Laterza, 2004 ; O. Calabrese e U. Volli, I telegiornali. Istruzioni per l’uso, Roma-Bari, Laterza, 1995. inattesa di orientamenti collettivi improvvisi e imprevedibili. Oscillando fra pratiche così variabili, quale attualità stiamo costruendo ? 2. Da uno schermo a molti schermi. Addio alla televisione ?Per gli appassionati, come me, di quella che Omar Calabrese chiamava “vecchia cara radio del mattino” 5, questa modalità di informazione attraverso i social è quasi inconcepibile. Troppa informazione in troppo poco tempo e insieme una informazione sempre apparentemente elementare in un insieme troppo complesso, organizzato in modo tale da passare dall’informazione all’intrattenimento, alla propaganda. Tuttavia la soluzione non può essere tornare ai media tradizionali. Il modello ideale dell’informazione quotidiana pare ormai relegato in sempre più ristrette nicchie di informazione mentre le forme social dell’informazione sembrano essersi ormai affermate anche nei media tradizionali. Quasi tutte le versioni online dei maggiori giornali italiani si sono trasformati, in questo modo, in un giornalismo generalista di basso profilo, molto legato alla cronaca e ai trend in voga sui social stessi, in cui rilanciano le informazioni di punta inframezzate da storie di animali, vita privata, cronaca nera e celati contenuti commerciali. Non che non esistano seri luoghi di informazione quotidiana (penso alla radio pubblica italiana, a emittenti come France24, Al Jazeera o BBC ormai accessibili immediatamente e gratuitamente, cosa impensabile qualche decennio fa) ma i media tradizionali (nella mia esperienza quotidiana, la televisione generalista italiana) hanno ormai incorporato i social nell’informazione e soprattutto sembrano averne assunto, almeno in parte, lo sguardo, cambiando i criteri stessi della notiziabilità, ossia di definizione dell’attualità stessa. Questo anche perchè l’uso dei social e delle piattaforme ha creato una serie di canali paralleli — anche privati, come i canali su chat — ormai totalmente indipendenti dal circuito delle notizie ma operanti nel campo della loro definizione e interpretazione, da consultare continuamente perchè il loro carattere è l’istantaneità. Questo modo social dell’attualità, un mosaico di frammenti, ha definito il formato dei siti internet dei maggiori quotidiani nazionali, ma definisce anche ormai l’agenda di molti media generalisti, che ne inseguono l’istantaneità e la quantità, cercando nei “trends” o nelle reazioni a notizie ed eventi, come se fossero un luogo unitario, un “isola del tesoro” dell’informazione, dove sarebbe visibile una sorta di iper-attualità attraverso l’infinità quantità di commenti, visualizzazioni, segni elementari di affiliazione (like / dislike). Si tratta dell’illusione di osservare in tempo reale la trasformazione di un’opinione pubblica globale sull’attualità nel suo farsi. Si tratta infatti, credo, comunque di un simulacro che una società ormai globale offre a sé stessa : non però attraverso il modo della rappresentazione ma quello della metonimia quantitativa. I trend degli utenti vengono infatti presentati come la parte — quantità immensa mobile e totalizzante degli utenti e dei follower — che rappresenta una opinione pubblica estesa al mondo intero in un processo di interazione ed enunciazione permanente in atto. Si tratta di una finzione, perchè il tutto emerge solo prescindendo dai contenuti espressi, o rendendoli elementari e binari, ma molto potente perchè permette un salto di scala ad una dimensione planetaria sia dell’opinione pubblica contemporanea, che dell’attualità. Non dico che non si tratti del segno innegabile di una società interconnessa a livello planetario, ma questa scelta semplificata orienta sia le scelte dei media sulla selezione delle notizie sia quelle degli utenti. A causa dell’uso dei social nella comunicazione politica infatti, anche nei sistemi di comunicazione di massa (che agivano secondo il modello tipico del filtraggio dell’informazione, da uno a molti) si è oggi infatti sempre più massicciamente introdotta la modalità del flusso da tutti a tutti propria dei social : alcuni politici italiani ad esempio usano ormai in modo coordinato la loro comunicazione social, quella parlamentare, e quella mediatica, come se fossero un unico canale comunicativo. Ad esempio, un politico fa una dichiarazione contro gli avversari sui social e nelle aule del parlamento (meglio se particolarmente polemica), ed essa è ripresa da tutti i membri dei partiti sui rispettivi social, e il giorno dopo ne parlano tutti i giornali che ne sostengono la parte politica dando come notizia più che la dichiarazione stessa il fatto che se ne sia molto parlato. Queste tecniche crossmediali di comunicazione politica seguono la dinamica tipica dei social, perchè anche i giornali si limitano a riprodurre queste informazioni senza filtrarle. Data questa organizzazione la comunicazione social non si svolge oggi all’interno di un patto fiduciario. Serve a questo fine che qualcuno occupi la posizione di una mediazione capace di credibilità, ossia di conferire autenticità al rapporto fra detto e accaduto. Si tratta in realtà della posizione utopica — o ideologica, definita da Kharbouch nello scorso numero di questa rivista come quella del giornalista-testimone, mettendo in luce le ambiguità dello statuto veridittivo del dire del giornalista-mediatore, enunciatore di un enunciato riportato ma sempre parte in gioco nell’informazione stessa6. Un patto fiduciario e una nuova forma di interazione che permetta di superare quello che l’autore definisce “le illusioni della trasparenza del linguaggio” è quello che servirebbe per superare l’illusione di trasparenza della quantità numerica che la nostra pratica quotidiana dell’informazione sembra testimoniare. 3. La scomparsa dei gatekeepersIl problema della comunicazione basata sul meccanismo delle piattaforme social è che, con i loro infiniti canali di emissione e ricezione e il modello linguistico delle intelligenze artificiali che li fanno funzionare, il filtraggio dei contenuti è complesso, costoso, e spesso inefficace. Il capitalismo dei social si è inoltre in fretta liberato del minimo di regole sui contenuti emessi che si era dato lentamente. La “vecchia attualità”, quella propria dei media generalisti tradizionali, era comunicata sulla base di un filtraggio preventivo dell’informazione garanti- to, ad esempio, dagli editori e i direttori delle testate giornalistiche che avevano il compito di valutare l’informazione da trasmettere secondo la sua autenticità e significatività, teoricamente garanti di un dire-vero. Il modello comunicativo delle radio pubbliche europee, ad esempio, è un modello da uno a molti, che può intelligentemente usare i social perchè basato su un filtraggio preventivo dell’informazione. Tuttavia questo modello presenta da sempre alcune distorsioni evidenti. Esso pone infatti, essendo basato sulla credibilità della fonte di informazione, il problema della censura e della manipolazione del messaggio e proprio per questo, quando era l’unico modello comunicativo esistente (fino a circa 30 anni fa), permetteva di valorizzare una contro-manipolazione preventiva, ossia una resistenza critica alla trasmissione mediatica del significato, una forma di tattica della ricezione che de Certeau chiamava “uso” o “consumo”7 ed Eco guerriglia semiologica 8 : secondo Eco non si trattava di occupare i mezzi di comunicazione di massa ma di mettere una sedia davanti ad ogni televisore, con uno spettatore critico pronto a decostruire i messaggi ideologici, secondo un filo rosso classico, che parte dalla ideologica tedesca di Marx e Engels e passa per Roland Barthes. João Ciaco ha bene sottolineato nel suo testo come proprio per questo internet, i social media e le comunicazioni su piattaforme abbiano rappresentato una forma importantissima di democratizzazione dell’informazione (e infatti sono stati mezzi utilissimi nella nascita di grandi movimenti di protesta a partire dalle primavere arabe del 2011) in opposizione proprio a questo modello comunicativo9. Mi pare siamo però oggi di fronte ad una degenerazione e forse addirittura un rovesciamento del modello mediatico democratico inizialmente proposto attraverso i social media, che pone gravi problemi di manipolazione delle notizie e ha potenti effetti sull’indiscernibilità stessa dell’attualità e sulla continua insinuazione del sospetto. Dato il cambiamento della struttura enunciazionale delineato, mi pare che le soluzioni proposte da Eco e de Certeau ormai più di cinquant’anni fa non rappresentino più una soluzione possibile dato che il modello comunicativo che le presupponeva è radicalmente riconfigurato. La presenza critica che Eco pensava come una soluzione — certamente positiva all’epoca perchè valorizzava e rovesciava nell’attivazione di una interpretazione produttiva il ruolo di un destinatario previsto come passivo — sembra oggi essere diventata uno dei problemi : oggi tutti sono sempre davanti allo schermo di un telefonino ed il risultato è che le attualità si moltiplicano e diventano meno discernibili, mentre le piattaforme sembrano aver assunto, o sfruttuto a loro favore, la capacità proteiforme e proliferante delle pratiche quotidiane facendone il proprio oggetto di valore. 7 M. de Certeau, L’invenzione del quotidiano, Roma, Edizioni lavoro, 2001. 8 U. Eco, “Per una guerriglia semiologica”, La struttura assente, Milano, Bompiani, 1968. 9 J. Ciaco, “O espelho de Narciso : consumo da informação no mundo digital”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. 4. La crisi della credibilità comunicativaLa democrazia della comunicazione promessa dalle piattaforme e dallo stesso avvento di internet e del giornalismo online, che al suo debutto si credeva potesse permettere un più efficace e rapido accesso alle fonti10, si è rovesciata facilmente in un panorama opposto, un nuovo medioevo caratterizzato dall’ibridazione delle lingue e da una perdita delle fonti e dei garanti della affidabilità / autorevolezza della comunicazione, coloro che erano chiamati nel gergo degli studiosi anglosassoni, gatekeepers. Landowski nella presentazione del dossier ha ben descritto questa situazione : “(...) l’actualité ne dépend plus du regard sélectif porté par une quelconque instance à même de décider de la valeur informationnelle attribuable au récit de telle ou telle des vicissitudes du temps présent”11. La sparizione di questo “sguardo selettivo”, di cui l’eliminazione di tutti i tipi di fact-cheking rappresenta l’apice, ha prodotto come effetto la perdita immediata della certezza sulle fonti di informazione. In questo quadro occorre domandarsi quale può essere un nuovo patto fiduciario sotteso alla comunicazione sui social e in generale su Internet, e fra quali soggetti vada sviluppato. Se di fronte a questo tema si pensa subito casi alle immagini e video prodotte con AI e indistinguibili dalla realtà (come quelli che usa abitualmente Donald Trump) alcuni paradossi sono da sempre esistenti. Da sempre su internet è possibile creare un sito in cui spacciare per proprio un celebre capolavoro. Potrei facilmente creare un sito boccaccio.br e pubblicarci il Decamerone in portoghese dicendo che l’ho scritto io, o creare dantealighieri.it e dire che ho scritto io La Vita Nuova. Forse nessuno mi crederebbe ma quello che mi pare importante è che nessuno potrebbe bloccarmi. Nessuno cioè può bloccare la proliferazione di pseudo-Boccaccio o pseudo-Alighieri, un po’ come lo Pseudo-Aristotele del tardo antico. Twitter dava accesso più di dieci anni fa ad uno Pseudo-Umberto Eco costituito da circa 70 account twitter intitolati ad Umberto Eco fra cui uno con oltre 70.000 followers e interazioni costanti con i followers. Eco ha affermato pubblicamente di non essere l’autore di nessuno di questi profili e di non essere stato creduto quando lo aveva chiarito ad una lettrice che gli aveva felicemente detto a un evento pubblico di parlare con lui via twitter ogni giorno. Si pensi anche alle possibilità moltiplicate di produrre e diffondere senza assumersene la responsabilità orme di pseudoinformazione, ossia di giocare con i limiti della verosimiglianza. Quella che è stata chiamata produzione di fake news è, nelle sue varianti più raffinate, sempre il mescolamento del vero e del falso : non è l’informazione falsa ma la disinformazione efficace. Uno dei casi emblematici è stata la diffusione durante una manifestazione dei gilets jaunes a Parigi nel 2018 del presidente francese Macron che stappava una bottiglia di Champagne in alta montagna con amici e consorte, con un testo verbale dal tono “mentre i francesi manifestano il presidente è in vacanza e fa festa nel lusso”. La foto era vera, ma risaliva a tre anni prima. Non si tratta perciò in questi casi di “semplici” notizie false ma di strategie che giocano sul limite fra vero e falso, e questa dinamica è stata visibile in particolare nell’attualità degli ultimi anni, ed è diventata iper-evidente in relazione alle guerre e ai crimini contro l’umanità. Quale pratica di fruizione sarebbe efficace in questo quadro ? Ad un modello di evitamento, proprio della riflessione di Michel de Certeau, o di disvelamento retorico-ideologico — è il caso di Eco — dovrebbe oggi affiancarsi una pratica del disincanto dialogico, che permetta di convivere con i messaggi manipolatori neutralizzandone gli effetti attraverso lo svuotamento, dall’interno, della loro autorità veridittiva quantitativa. Occorre però anche rendersi conto che in questo universo di eccessivi messaggi dal contenuto generalmente molto ridotto sembra scomparso il valore destituente del potere tipico delle tattiche del “consumo produttivo” dei cacciatori di frodo dell’informazione, specialisti delle forzatura dei sistemi normativi e gerarchici, che de Certeau proponeva come modello di creatività e resistenza. Le caratteristiche di quel modo rizomatico, capace di inventare come ogni pensiero selvaggio del nuovo con del vecchio — la capacità di giocare sul tempo, di sfruttare le occasioni, di muoversi un universo di posizioni fisse — sembrano diventate anche caratteristiche adottate proprio dalle piattaforme, divenute ormai oggi di fare della rete un luogo proprio. Occorrerebbe sperimentare altre forme di comunicazione dell’attualità e nella quotidianità : sperimentare una posologia della comunicazione fatta ad esempio di pochissimi messaggi dal densissimo contenuto comunicativo, rovesciando il formato delle piattaforme e il loro sguardo, ri-selezionando al loro interno — come già alcuni fanno ottimamente — le moltissime possibilità di informazione, senza censura, accessibili oggi con una facilità senza precendenti. ConclusioniUna nuova “pratica” dell’attualità è pensabile ? Quella che si delinea in sua assenza è una crisi generale della credibilità. L’attualità che ci fornisce il sistema della comunicazione globale in cui viviamo è caratterizzata immediatamente dalla perdita delle fonti e dalla loro generale insituabilità (non sappiamo mai con certezza chi c’è veramente dietro un profilo) ed è soggetta a falsificazioni perchè le falsificazioni hanno lo stesso valore degli originali, e possono essere create in una molteplicità di lingue la cui gran parte ci sono sconosciute. Ma soprattutto il numero dei messaggi che entrano e escono nei flussi comunicativi è infinito, e i loro percorsi non possono essere ricostruiti sempre e comunque mai facilmente. Sui social siamo di fronte ad una moltiplicazione dei linguaggi in interazione, essi mescolano le proprietà della radio, della televisione, del cinema e del fumetto insieme, ma sono caratterizzati da una generale perdita della integrità dei messaggi, sempre frammentari o che ne richiamano altri come loro riferimenti o citazioni. Come ha sintetizzato efficacemente Eric Bertin, in questo modo “l’hétérogénéité et l’indistinction deviennent la norme médiati que” 12. Ma in questo modo la natura stessa della comunicazione sui social media, data la produzione continua di nuovi atti di parole, produce una dialettizzazione generale dei linguaggi e mette così in crisi la corrispondenza fra forme espressive e significati e dunque la possibilità stessa di rinvenire l’equivalente di una langue o degli elementi paratestuali o intertestuali legati ai generi comunicativi. In un quadro comunicativo del genere, come separare dal più generale problema della comprensione dell’informazione quello del credere vero e degli effetti di veridizione ? É forse il paradosso di un villaggio globale in cui non abita più nessuna comunità : assistiamo invece ad un proliferare di collettivi selettivi e autorefenziali, tramonto definitivo dell’utopia post-illuminista della comunità di interpreti tesi collettivamente a definire la verità che immaginava fiduciosamente Peirce. Il rischio per la democrazia, come sosteneva Eco, è che in questo panorama ci si abitui all’idea che non c’è alla fine nessuna verità, che il concetto stesso di verità sia anestetizzato e diventi indifferente nella valutazione dei discorsi, il che significherebbe diventare indifferenti non solo all’attualità, ma alla realtà stessa 13. Occorre dunque inventare nuove tattiche di azione e di informazione e nuove reti di attori capaci di co-crearle, anche se di fronte a questo compito difficile confesso di sentirmi del tutto inattuale. Bibliografia Bertin, Eric, “Du fil au fragment. Crise de régime médiatique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. Calabrese, Omar, Ladri di virgolette, Palermo, Edizioni Museo Pasqualino, 2025. — e Ugo Volli, I telegiornali. Istruzioni per l’uso, Roma-Bari, Laterza, 1995. Ciaco, João, “O espelho de Narciso : consumo da informação no mundo digital”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024.. Certeau, Michel de, L’invenzione del quotidiano, Roma, Edizioni lavoro, 2001. Eco, Umberto, “Per una guerriglia semiologica”, La struttura assente, Milano, Bompiani, 1968. — Dall’albero al labirinto. Studi di semiotica medievale, Milano, Bompiani, 2007. Kharbouch, Ahmed, “Actualité et dire vrai”, Acta Semiotica IV, 8, 2024. Landowski, Eric, “Suivre l’actualité, pourquoi ? Sens et insignificance d’une pratique”, Acta Semiotica, IV, 8, 2024. Lorusso Anna Maria e Patrizia Violi, Semiotica del testo giornalistico, Roma-Bari, Laterza, 2004. Pulcini, Enrico, Giornalismo su internet, Roma, Castelvecchi, 1997. Résumé : Que signifie aujourd’hui « suivre l’actualité » en tant que pratique socio-sémiotique, et non pas comme simple consommation d’informations. L’article définit deux modalités opposées : l’information fournie par les médias généralistes traditionnels, fondée sur une programmation unidirectionnelle et hiérarchisée, et l’information diffusée par les médias numériques sous la forme d’un flux fragmenté où « tous s’adressent à Tous » dans le cadre de régulations à base algorithmique. Cette modalité ayant désormais contaminé les médias traditionnels eux-mêmes, la disparition de tout « gatekeeper » et de tout filtrage des nouvelles à titre préventif exclut le pacte fiduciaire qui garantissait la crédibilité des sources. D’où un panorama communicatif désormais marqué par la désinformation et l’illusion de transparence. Mots-clefs : actualité, crédibilité, interaction, jourrnalisme, réseau social. Resumo : Que significa hoje “seguir a atualidade”, não como simples consumo de informações mas enquanto prática sociossemiótica ? O artigo define duas modalidades opostas : a informação difundida pelas mídias generalistas tradicionais, fundada numa programmação unidirecional e hierarquizada, e aquela difundida por mídias numéricas regidas por processos algoritmicos num fluxo fragmentado, no qual todos se dirigem a todos. Essa modalidade tendo agora contaminado até as mídias traditionais, o desaparecimento dos gatekeepers e da filtragem preventiva das notícias marca o fim do pacto fiduciário que assegurava a credibilidade das fontes e, no lugar disso, instaura um panorama comunicativo marcado pela desinformação e a ilusão de transparência. Abstract : To “follow the news” : what does this mean today, not just as consumption of informations but as sociosemiotic practice ? The article defines two opposite modalities : information as provided by traditional generalist media, which was based on a one-directional and hierarchical programming, and that difunded by social networks — a fragmented flux ruled by algorithmic processes in which everybody addresses everybody. The latter modality having contaminated traditional media, the disappearance of gatekeepers and preventive filtering of the news marks the end of the fiduciary pact that used to guarantee the credibility of the information sources, entailing theregy disinformation and an illusion of transparency. Riassunto : Questo articolo riflette sulla pratica del “seguire l’attualità” a partire dallo scarto tra la dimensione testuale di emissione dell’informazione e le procedure quotidiane di ricezione e costruzione del senso. Riprendendo l’opposizione tra programmazione e caso proposta da E. Landowski nel quadro della semiotica delle interazioni, l’analisi distingue due regimi mediatici contrapposti : quello dei media generalisti tradizionali, fondato sulla continuità sintagmatica del palinsesto, sulla gerarchizzazione delle notizie e su un rapporto unidirezionale “da uno a molti”, e quello dei social media, definito dalla frammentazione, dalla decontestualizzazione algoritmica dei contenuti e da una “metonimia quantitativa” che presenta i trend numerici degli utenti come un simulacro dell’opinione pubblica globale. L’articolo sottolinea come la progressiva ibridazione dei due regimi — con i media tradizionali che incorporano lo sguardo e i criteri di notiziabilità dei social media —, unita alla scomparsa delle istanze di filtraggio preventivo (i gatekeepers) metta in crisi il patto fiduciario che garantiva la credibilità delle fonti. Ne deriva una crisi del credibile segnato dall’insituabilità delle fonti, dalla proliferazione di pseudo-autorialità e da strategie di disinformazione che operano sul confine tra vero e falso. In questo quadro, le tattiche di resistenza critica elaborate da Umberto Eco (la “guerriglia semiologica”) e da Michel de Certeau (il “consumo” produttivo) perdono la loro efficacia, poiché il modello comunicativo che le sosteneva è stato radicalmente riconfigurato inglobandone alcuni aspetti. Auteurs cités : Eric Bertin, Omar Calabrese, Michel de Certeau, João Ciaco, Umberto Eco, Ahmed Kharbouch, Eric Landowski, Anna Maria Lorusso, Enrico Pulcini, Patrizia Violi, Ugo Volli. Plan : Quale attualità ? Due modi di situarsi nel flusso delle informazioni 1. Il focolare in frantumi : la frammentazione dell’attualità 2. Da uno schermo a molti schermi. Addio alla televisione ? 3. La scomparsa dei gatekeeper 4. La crisi della credibilità comunicativa Conclusioni Recebido em 10/03/2026. Aceito em 10/04/2026. |